Guida pratica
Farsi trovare su Google senza pagare pubblicità
Si può, ci vuole più tempo della pubblicità e non costa niente in denaro. Ecco cosa fare, in ordine di quanto rende rispetto alla fatica che chiede.
Aggiornata il 30 settembre 2026
1. La scheda Google, completata davvero
È la prima cosa e la più sottovalutata. Per un’attività locale la scheda compare prima del sito, e spesso la telefonata parte da lì senza che nessuno apra il sito.
Completarla non vuol dire riempirla: vuol dire categoria giusta, orari veri, zona servita, servizi descritti, foto del lavoro vero. È un pomeriggio di lavoro e non costa niente.
2. Una pagina per ogni cosa che vuoi vendere
È l’errore che vediamo più spesso: tutti i servizi in una pagina sola. Google deve decidere quale pagina mostrare per una ricerca, e se la stessa pagina parla di otto cose diverse non è la risposta migliore per nessuna delle otto.
Una pagina per servizio, scritta attorno a come la gente cerca quel servizio, cambia la situazione più di qualunque trucco tecnico. Vale anche per le zone: se servi tre province, tre pagine — purché siano davvero diverse e non la stessa con il nome cambiato.
3. Le parole che usa la gente, non le tue
Quasi tutte le attività scrivono il proprio sito con il vocabolario del mestiere. Chi cerca usa un altro vocabolario, e cerca il problema, non la soluzione tecnica.
Il modo più semplice per scoprirlo senza strumenti: scrivi su Google quello che vendi e guarda i suggerimenti che compaiono mentre scrivi, e il riquadro «altre domande» a metà pagina. Sono le parole vere, gratis.
4. Le recensioni
Contano per la posizione nel riquadro delle mappe e contano per chi legge, che spesso decide lì. Si chiedono ai clienti veri, a lavoro finito, con un collegamento diretto.
Rispondere a tutte — anche a quelle brutte, soprattutto a quelle — è la parte che quasi nessuno fa e che si vede.
5. Farsi nominare in giro
Google si fa un’idea di quanto un’attività è conosciuta anche da dove viene nominata: gli elenchi di categoria, le associazioni di categoria, i giornali locali, i siti dei clienti per cui hai lavorato.
Non serve nulla di sofisticato: bastano i dati identici ovunque e qualche presenza vera nei posti che nella tua zona esistono davvero.
Evita i servizi che promettono centinaia di collegamenti a pagamento. Sono i link che Google ignora nel migliore dei casi, e nel peggiore ti fanno danno.
Quanto ci vuole
La scheda Google può muovere qualcosa in poche settimane, perché è un sistema a sé. Il posizionamento del sito è lento: su un dominio nuovo si ragiona su sei-nove mesi per andare a regime, con le ricerche più facili che arrivano prima.
È il motivo per cui la pubblicità e il lavoro naturale non sono alternative: l’una copre i mesi in cui l’altro cresce.
Se vuoi sapere a che punto sei, guardiamo sito, scheda Google e social e ti diciamo le tre cose da fare per prime. Gratis.
